Friday, December 5, 2025

ASSURDI SILENZI. GLI AMERICANI CI AVREBBERO FATTO UN FILM.



ASSURDI SILENZI. GLI AMERICANI CI AVREBBERO FATTO UN FILM.

Difesa, il Generale Portolano e quell’eroico “blitz” in Afghanistan: un anniversario mai celebrato.
Esattamente dodici anni fa, in Afghanistan, i nostri militari furono protagonisti di un eroico “blitz” antiterrorismo mai celebrato. E rapidamente dimenticato.
Prima mattinata del 03.11.11. Un commando di sette guerriglieri talebani irrompe nella sede della società Esko International, a 300 metri dall’aeroporto di Herat. Due terroristi  hanno cinture esplosive. All’interno, decine di impiegati sono presi in ostaggio, tra cui alcuni italiani.
Il compound si trova a meno di un chilometro da Camp Arena, base Nato. Un chiaro segnale per dimostrare il controllo del territorio da parte dei talebani.
Alle 9,30, appena giunta la notizia alla base, il comando italiano, retto dal Generale di brigata Luciano Portolano e dal Colonnello Emilio Motolese, entrambi ufficiali  di provata esperienza di combattimento in operazioni fuori-area, decide una reazione immediata.
Da Roma nessuno risponde.
Da Roma tutti vogliono sapere ma nessuno dice cosa fare.
Dopo un brevissimo brainstorming, Portolano si assume la responsabilità di un intervento rapido e deciso per liberare la trentina di lavoranti civili ( 31, tra i quali 6 italiani, 12 indiani, 12 altri stranieri e 1 afgano ) chiusi all’interno.
Il compound è circondato da due plotoni (Rapid Reaction Force della Brigata “Sassari”) e si attiva immediatamente  la Task Force 45 (le SF GIS e GOI).
Viene pianificata una azione diretta con vie di accesso multiple e in contemporanea da porte, finestre e tetto.
Deve essere una azione rapida e risolutiva.
L’azione viene eseguita perfettamente, tutti i terroristi sono eliminati, uno di essi attiva la cintura esplosiva provocando il ferimento di un GIS, il maresciallo Masala. Il minimo.
Tutti gli ostaggi sono liberi e salvi.
Ci sarebbe materiale per un film, libri, celebrazioni, ricorrenze. Tutto invece scivola via, quasi con imbarazzo viene nascosto sotto il tappeto delle cerimonie ufficiali dai toni ampollosi.
 Il low profile ci ha ampiamente dimostrato essere una solenne presa in giro. Gli eroi sono scomodi? Meglio se morti, medaglie alla memoria. Meglio se non hanno ucciso nessuno, ma si sono immolati. Meglio se gente comune, uomini qualunque. Costano poco, non chiedono nulla.
I professionisti invece pretendono in termini oggettivi. Ma servono. E allora teniamoli così, nell’ombra, quasi fosse una necessità e non debbano essere emulati. Quando i professionisti diventano eroi, li troviamo sulla Gazzetta Ufficiale, e basta così, sono medaglie silenziose.
In Italia nessuno saprà nulla o poco.
Gli Ambasciatori di India e Pakistan ringrazieranno il Gen. Portolano per aver salvato i propri connazionali con quel blitz rapido , determinato e risolutivo. Dall’Italia ……. nulla.
Neanche negli anni successivi.
Qualcuno, tranne poche decine di “addetti ai lavori”, ha mai saputo niente di questo straordinario “”blitz” antiterrorismo? Qualcuno ha mai partecipato a cerimonie commemorative?
Macché, meglio non parlare dell’eroismo dei nostri militari all’estero nei teatri guerra. Meglio nascondere tutto…per sempre.

Thursday, March 20, 2025

𝐋𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚...


𝐋𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚

𝐒𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐝'𝐀𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐦𝐞𝐥𝐨 𝐁𝐮𝐫𝐠𝐢𝐨 - 𝐂𝐫𝐨𝐜𝐞 𝐝'𝐨𝐫𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢

18 Marzo 2025

"Pregiata Miss Lucy,

per chiarire immediatamente come io la pensi, non so se immagina quanto provi la pulsione di rinchiudermi – temporaneamente – in luogo intimo e riservato onde procedere a operazione che consente perdita di peso istantanea, all’apparire di Lei e del Suo socio in affari sul piccolo schermo. Infatti non ho il dispiacere di vedere una puntata di “Che tempo che fa” da data immemorabile. Come altre trasmissioni, sia chiaro, ma a ciascuno il suo.

Pertanto non mi ero neppure accorto della sua ultima performance televisiva in cui invitava Ursula von der Leyen a lasciar perdere il riarmo e la guerra, o almeno di non far conto sugli italici guerrieri. Mi hanno stimolato a risponderLe un po’ di lettori ansiosi di leggere qualche riga delle mie dissertazioni non proprio dotte, e di certo non tenere.

Evito di enumerarle gli atti eroici di questo o quel soldato, con o senza penna o piume: l’hanno fatto in così tanti che ritengo giusto, a distanza di alcuni giorni, non triturarle i marroni.

Evito d’augurarmi – sarebbe vana speranza – che un giudice la punisca per vilipendio: come artista Lei ha diritto a dire ciò che Le pare, pregio non concesso ai comuni mortali. Non mi stupirebbe che trovi qualche magistrato pronto ad invocare tale principio, applicato a Fedez e a tanti altri rapper, trapper, e sconclusionati scappati di casa. Sì, quelli che dovrebbero armarsi e difendere anche Lei, secondo Madame Ursula.

Potrei dirle invece che le Forze Armate sono degne del popolo che difendono e dei politici che le guidano. Non è un caso che nel corso della Grande Guerra il soldato italiano mangiasse, sparasse, vestisse, meglio del figlio cui toccò in sorte di prender parte alla 2^. Semplicemente, il popolo che sostenne il nostro soldatino sul Carso, sul Piave, sul Grappa, e i governanti che lo guidavano, ebbero maggiori qualità di quello e quelli che erano dietro il citato figlio spedito nella steppa russa, sulle ambe d’Etiopia e nel deserto nord-africano.

Se le Forze Armate non le armi, vesti e nutri meglio di quanto faccia il popolo e il governo nemico, sei condannato a perdere, magari scrivendo pagine di valore. Ma perdi.

Desidero invece invitarLa – Le do un passaggio io e le pago cornetto e caffè – a Redipuglia. Potremmo salire in silenzio, senza indulgere in imbarazzanti rap, su quella scalinata che reca i nomi di tanti giovanotti che tanto tempo fa passarono a miglior (perché mai, poi?) vita.

Potremmo poi proseguire idealmente il giro ad Alamein – bel posto, vi ho pure saltato col paracadute con Amici per sempre, lì non c’è bar ma provvedo il pranzo al sacco – e anche lì tanti nomi incasellati nel marmo, che hanno smesso di soffrire la sete e l’impotenza contro un nemico più forte.

E si può andare al sacrario-ossario di Calatafimi, ove son uniti i Caduti garibaldini e borbonici, perché nella morte, anche se ci si è odiati, passa tutto.

Infine la condurrei ai cimiteri militari di Montelungo e Zattaglia, e alle tante lapidi sparse qua è là per l’Italia, che ricordano i soldati morti per rimettere in piedi quello che per quelli come Lei è un Paese. Per noi resta la Patria. Caduti dopo le nefandezze politiche che li avevano portati a combattere una guerra sbagliata, con le armi sbagliate, e dalla parte ancora più sbagliata.

Tutti questi Caduti sono stati protagonisti di battaglie perse e – mi creda – anche di altre vinte, che forse non ha avuto tempo per studiare, immersa nel brodo primordiale dalla di Lei mente percolato. Ma, come spero comprenderà, non è questo il punto.

Dopo la morte, aver vinto o perso conta nulla. Non si muore per conquistare un metro quadrato di terra, o per difenderlo. Si compie il proprio dovere fino all’ultimo per lasciare a chi vive una testimonianza di affidabilità, serietà, amore. Ogni Caduto ce l’ha lasciata, questa eredità. E allora, si avvicini in silenzio a quei nomi dietro ai quali non c’è un pezzo di marmo, ma una vita giovane – di massima – che non ha avuto il tempo per godere delle sue irresistibili (?) gag. E pensi a cosa si son persi, ma soprattutto a cosa s’è perso Lei".

Un milione di applausi sono pochi!!! 
E la "comica" muta!!!